
“Sezione Aurea”
Quando scattiamo una foto cerchiamo sempre una buona composizione ed un soggetto principale. Con la sezione aurea possiamo includere il nostro soggetto in un’inquadratura geometricamente corretta, in modo che quando guardiamo l’immagine, il nostro occhio si concentri su di esso e poi verso il resto. Per farlo, dobbiamo osservare l’intero campo visivo da fotografare, sapere quale soggetto vogliamo mettere in evidenza e realizzare l’inquadratura corretta con una buona composizione. Questa spirale immaginaria è solo una guida per aiutarci nella composizione e non una regola intoccabile. Spesso può capitare di comporre la fotografia secondo questa spirale in modo inconsapevole. Nell’esempio immagine sotto riportato, il numero 1 sta ad indicare dove collocare il nostro soggetto principale in un insieme di altri elementi per quanto riguarda la Fotografia di Paesaggio, mentre nella Fotografia di Ritratto il numero 1 sta ad indicare la parte più piccola del viso o del corpo.



La sezione aurea (o numero aureo) è una successione di numeri che, riportata alla geometria, ricorre in tantissime forme naturali e opere d’arte. Chi pensa che la matematica non c’entri nulla con il mondo reale si sbaglia di grosso. Tutto quello che ci circonda a che fare con la matematica, persino l’arte come la Composizione Fotografica, la Pittura, l’Architettura ecc.. La sezione aurea nasce in origine intorno al 300 a.C. con il matematico e filosofo Euclide ( IV secolo a.C.- III secolo a.C.) che scrisse uno dei libri più commentati e ristampati “Elementi di Geometria“. La sezione aurea è una rappresentazione figurativa del “numero aureo“, ossia un numero irrazionale (che non termina mai) che equivale circa a 1,6180339887 ecc…
Per comodità si fa coincidere a tale numero il valore di 1,618 ed è una costante che in geometria viene trasformata in linee e proporzioni, diventando appunto la sezione aurea. Essa, stando alla definizione tecnica, corrisponde al rapporto fra due lunghezze disuguali dove la maggiore di queste è medio proporzionale tra la minore b e la somma delle due (a + b). Dunque, se l’altezza è pari a 1, la base sarà 0,618.

Un concetto un po’ complicato che però, applicato al mondo reale, ritorna in tantissimi elementi naturali e, inconsciamente, anche in molte opere d’arte, tanto che per secoli la sezione aurea ha rappresentato la prova di un legame invisibile tra macrocosmo e microcosmo, tra Dio e l’uomo, tra il pensiero razionale e la natura che ci circonda, tant è vero che questo numero è anche chiamato con il nome di “Dio”. La proporzione divina individuata dal noto matematico Leonardo Fibonacci (1170-1242) è nota sin dai tempi più antichi, utilizzata per ottenere una dimensione armonica delle cose. E’ singolare notare come questa proporzione venga riscontrata anche in natura, una figura geometrica quindi, nella quale un motivo identico si ripete in ogni direzione e a scala continuamente ridotta, ciò significa anche che ad ogni ingrandimento della figura si otterranno forme ricorrenti e saranno visibili nuovi dettagli. Nell’opera L’Uomo Vitruviano, Leonardo Da Vinci (1452-1519) studia le proporzioni della sezione aurea secondo i dettami del “De architectura di Vitruvio” che obbediscono ai rapporti del numero aureo. Leonardo stabilì che le proporzioni umane sono perfette quando l’ombelico divide l’uomo in modo aureo. Vitruvio nel De Architectura scrive: “Il centro del corpo umano è inoltre per natura l’ombelico; infatti, se si sdraia un uomo sul dorso di un altro uomo con mani e piedi allargati, possiamo notare che se si punta un compasso sul suo ombelico tangenzialmente, questo descrive un cerchio che va’ dall’estremità delle dita delle sue mani alle estremità dei suoi piedi“. (traduzione letteraria di Francy Naif)

Nella Gioconda invece, il rapporto aureo è stato individuato nella disposizione del quadro, nelle dimensioni del viso, nell’aurea che va dal collo a sopra le mani e in quella che va dalla scollatura dell’abito fino a sotto le mani.

La sezione aurea affascinò altri pittori come Sandro Botticelli (1445-1510) e la rappresentò nella “Venere”. Infatti misurando l’altezza da terra dell’ombelico e l’altezza complessiva il loro rapporto risulterà 0.618, così anche il rapporto tra la distanza tra il collo del femore e il ginocchio e la lunghezza dell’intera gamba o anche il rapporto tra il gomito e la punta del dito medio e la lunghezza del braccio.

In Architettura invece il Partenone 480-479 (ricostruito sotto Pericle e affidato alla direzione di Fidia) è un tempio greco, dedicato alla dea Atena, che sorge sull’Acropoli di Atene. Questo tempio è il più famoso reperto dell’antica Grecia; è stato lodato come la migliore realizzazione dell’architettura greca classica e le sue decorazioni sono considerate alcuni dei più grandi elementi dell’arte greca, inoltre uno dei più grandi monumenti culturali del mondo. Misurate allo stilobate (piano su cui poggia il colonnato), le dimensioni della base del Partenone sono di 69,5 per 30,9 metri. Il pronao era lungo 29,8 metri e largo 19,2, con colonnati dorico-ionici interni in due anelli, strutturalmente necessari per sorreggere il tetto. All’esterno, le colonne doriche misurano 1,9 metri di diametro e sono alte 10,4 metri. Le colonne d’angolo sono leggermente più grandi di diametro. Lo stilobate ha una curvatura verso l’alto, in direzione del proprio centro, di 60 millimetri sulle estremità orientali ed occidentali e di 110 millimetri sui lati. Alcune delle dimensioni seguono il canone del rettangolo aureo che esprime la sezione aurea, lodata da Pitagora (580 a.C.- 570a.C.) nel secolo precedente la costruzione.


L’arte fotografica come potete ben notare è collegata a molte altre arti, conoscere e studiare la pittura per esempio, può aiutare il fotografo ad affinare l’occhio sia in termini tecnici, sia in termini di luce come nel caso dell‘Illuminazione alla Rembrandt usata in alcuni ritratti fotografici (come compare in cima all’articolo una mia foto utilizzata per l’esempio di spirale aurea), questa comune tecnica di illuminazione fotografica prende il nome dal pittore olandese Rembrandt che spesso l’ha utilizzata nei suoi ritratti, di questo argomento specifico poi ne parleremo più avanti.
